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Elena Dak e Bruno Zanzottera

Ancora in Cammino

In viaggio con i nomadi Rabari del Gujarat.
di Bruno Zanzottera e Elena Dak
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Project Description

ANCORA IN CAMMINO
In viaggio con i nomadi Rabari del Gujarat.

Un libro di:
Elena Dak, scrittrice ed esperta di antropologia
Bruno Zanzottera, fotografo

Anticamente allevatori di cammelli, oggi i Rabari migrano in piccoli gruppi composti da poche famiglie, le greggi e alcuni dromedari necessari al trasporto delle masserizie, alla continua ricerca di pascoli.
Le loro rotte annuali li portano a penetrare all’interno di un tessuto ambientale sempre più antropizzato e industrializzato.

Li abbiamo seguiti per 1 mese nell’autunno 2017 condividendo le attività quotidiane dei membri delle famiglie. Siamo tornati nel 2018 per seguirne i movimenti durante la stagione dei monsoni e partecipare alle loro cerimonie. In questi periodi ci siamo resi conto di essere i testimoni di un cambiamento epocale nell’India di oggi e di trovarci insieme all’ultima generazione di nomadi carovanieri di questa parte di mondo. Questo è anche uno dei motivi per cui vogliamo raccontare la loro storia ed il loro stile di vita prima che scompaiano definitivamente.

Il lettore deve sapere che questo libro e tutto ciò che qui è raccontato, è cominciato in un preciso momento e in un preciso luogo: una trafficata autostrada indiana. Nel 2017 mi trovavo in Gujarat, regione dell’India nord occidentale. Presi un’autostrada a sei corsie, affollata di camion strombazzanti e auto. Ferma ad un’area di servizio, sorseggiavo un tè quando vidi in lontananza brulicare qualcosa. Via via, quella visione incerta si dipanò in un gruppo in migrazione composto da una fila di una decina di donne vestite da principesse medievali in nero e viola, ciascuna davanti ad un dromedario, di cui teneva la corda, stracarico di masserizie, agnelli e bambini.
Il gruppo camminava lungo la corsia di emergenza mentre camion giganteschi sfioravano le esili figure che incedevano con le infradito sull’asfalto come sulla polvere o sull’erba. Fu per quella visione e in quel momento esatto che decisi che sarei tornata a cercare i pastori Rabari, per tentare di avvicinare e decifrare il loro stile di vita e per assecondare, una volta ancora, quell’irresistibile forza di attrazione che mi induce ad entrare nelle vite dei nomadi.
Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi RabariLo stridore che percepivo tra l’avanzare di quelle donne e l’affollata e rumorosa autostrada indiana mi pareva meritevole di essere ascoltato. La percezione di una forte accelerazione impressa ai cambiamenti che riguardano i Rabari in questo ultimo secolo ha reso a mio parere necessario cercare di catturare, attraverso l’osservazione e l’immersione nel loro vivere quotidiano di pastori, il senso della migrazione in un contesto ambientale quasi ostile. Ben prima di me un osservatore illustre li aveva incrociati rimanendone stregato. Tiziano Terzani li aveva visti alla fine degli anni’90 in un mercato e rimase folgorato dalla loro primitiva bellezza. Vide una loro carovana passare davanti a casa sua “col passo ondeggiante di chi non è abituato all’asfalto”. Quando li incontrai io i loro piedi si erano già dovuti abituare alla durezza del cemento.
Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi Rabari“No thank, no sorry”, mi spiegò il mio interprete per aiutarmi a decifrare fin da subito il loro modo di essere e comportarsi. Le genti nomadi e quelle del deserto raramente usano la parola “grazie” ma più spesso non la posseggono nemmeno. Ricevere ciò che viene donato e offrire ciò che si ha in eccesso prevedono che certe parole siano inutili.
Mi avvio alla ricerca della rabarità, se così posso chiamare la forte spinta che li anima nel ribadire la loro unicità. Tutto contribuisce ad esprimere il forte orgoglio di appartenenza alla stirpe Rabari. Abiti, gioielli, oggetti d’uso quotidiano, gesti e stile di vita: tutto proclama a gran voce l’identità. Nei tessuti, nei ricami, nei tatuaggi si annida il senso fortissimo della loro essenza, sono marcatori necessari per essere riconosciuti, senza dubbio alcuno, parte di quella comunità e non di un’altra. Judy Frater dedicò i suoi studi più di ogni altro alla tradizione del ricamo presso i Rabari, allo stile, ai modelli, a rintracciare in essi pezzi di una storia altrimenti solo orale fatta di migrazioni, partenze, ritorni, contaminazioni.
Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi RabariNei fili degli antichi ricami sono annodati pezzi di vita personale e frammenti di storia di un popolo intero. In misura molto minore rispetto al passato l’arte della decorazione sopravvive per abbellire anche gli oggetti minimi del quotidiano come le taniche di plastica per l’acqua e identificare l’appartenenza ad un gruppo. “Wild Rabari” dice una donna della propria gente, per ribadire la percezione e orgoglio di essere diversi, più forti di fronte a tutte le difficoltà. La incontriamo in uno degli ultimi giorni di viaggio. Sta facendo il burro insieme ad un’altra. Le due stanno i piedi e a turno tirano e mollano una corda che fa girare un lungo bastone di legno che scuote il latte. Si domanda cosa ci facciamo noi lì, a patire il loro freddo al mattino e la sera, a mangiare le loro poche cose, a sentire la puzza dei loro animali, a provare, seppure per poco, la durezza del loro vivere. E così si infervora pur tenendo il tono di voce pacato, ma fermo come lo sguardo che mi fissa. Wild Rabari, non posso scordare la frase che l’interprete mi traduce. Non posso scordare il volto di lei mentre pronuncia fuori dalle labbra tese quel pensiero che sembra denso tanto è sentito, un pensiero di stoffa, legno, lana, brutto.
Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi RabariNonostante le varie sotto famiglie di Rabari tendano a sottolineare la loro diversità e unicità rispetto alle altre popolazioni e anche all’interno dell’universo Rabari ciascun gruppo puntualizzi la propria diversità rispetto agli altri sottogruppi, essi sono accomunati da credenze, valori e stili di vita. Storicamente le caste erano suddivisioni sociali basate sulla distinzione professionale e i Rabari sono pastori che occupano una posizione buona nella fitta gerarchia castale. Alcuni dettagli significativi dei bolerini femminili e dei gioielli indossati permettono di distinguere nettamente e facilmente le donne appartenenti ai tre sottogruppi del Kutch. Mi ha stupito che in diverse circostanze dopo aver chiesto ad una persona il proprio nome per intero, questa rispondesse col nome di battesimo seguito dal termine Rabari come se questo fosse un cognome epidermico, un marchio condiviso, un tatuaggio comune da proteggere, un concetto da ribadire sempre e comunque. In questo senso si tratta di una comunità piuttosto chiusa e tradizionalista che tiene limitate relazioni con altre caste hindu seppure sia ben integrata nell’intricato tessuto sociale indiano.
Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi Rabari
Questa campagna di crowdfunding ci permetterà di dare espressione e voce ad un popolo altrimenti sconosciuto ai più e di raccontare realtà minime, fragili e remote che all’insaputa die più, nelle pieghe più nascoste del mondo, camminano e resistono.

INTERVISTE

Elena
I popoli nomadi sono la mia ragione di studio e ricerca. Trattandosi di pastori essi camminano alla ricerca di pascoli e acqua per i loro animali e io cammino con loro. Di solito abitano terre aride ed essendo la mobilità la loro cifra distintiva sono votati ad una vita parca che li costringe a possedere l’essenziale.
Questa volta ho scelto di raccontare le vite di un popolo, i nomadi Rabari del Gujarat, nell’India nord occidentale, perché, a differenza di tutti i nomadi che ho incontrato prima, essi migrano nelle maglie articolate delle grandi città, in un tessuto sempre più moderno e urbanizzato.

Li ho incontrati qualche anno fa: una carovana di donne e cammelli camminava lungo la corsia di emergenza di un’autostrada preceduta dagli uomini col gregge. Camion giganteschi scorrevano lungo le carreggiate centrali. Rimasi così stranita da quella visione che in quel preciso momento decisi che sarei dovuta tornare per tentare di dare un senso a quella scena.

Le vite dei Rabari, come quelle di tutti i pastori d’altronde, stanno subendo cambiamenti rapidissimi. Si tratta di poche decine di migliaia di persone interpreti di una cultura di grande valore e registrarne i cambiamenti è una sfida e un dovere non per rimpiangere retoricamente un prima ma per cogliere la rapidità di trasformazioni che stanno travolgendo e stravolgendo le loro vite.

Quando mi chiedono perché seguo i nomadi non ho mai la risposta pronta e forse mai quella giusta. Nelle sere intorno al fuoco, nel buio che scelgo di abitare appena fuori dal cono di luce, mi interrogo, io stessa. Di certo conta sopra ogni cosa il voler essere lì, il voler sentire, il tentare di entrare con passo leggero nelle loro vite, indossarle per qualche tempo e raccontarle.

Cerco di dare un senso al paradigma antropologico dell’osservazione partecipante.
Come gestire l’emotività e il carico di sentimenti che il mio cammino coi nomadi fa scaturire?. Quanta traccia conservare di quelle emozioni nelle riflessioni e nello scritto?

Per certo quelli dei Rabari sono passi di piedi abituati alla polvere e ora costretti alla strada ed è in questo scarto tra sabbia e asfalto che tentiamo di indagare le loro vite nomadi.

Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi Rabari
Bruno
Ho deciso di accompagnare Elena in questa ricerca perché sono sempre stato affascinato dai nomadi e spesso nei miei reportage avevo incrociato il loro cammino….

Mentre lei partecipa e scrive, io cerco di catturare in immagini i fragili equilibri, le forme del cambiamento, lo svolgersi della migrazione sull’asfalto, nella polvere, in mezzo agli acquitrini, scene minime che sono i dettagli di un quotidiano apparentemente sempre uguale.

Entrambi cerchiamo di convivere coi loro umori e le difficoltà di un popolo che sembra non avere più terra dove andare.
Ancora in Cammino -In viaggio con i nomadi Rabari

Specifiche libro

Larghezza:20cm
Altezza:25cm
Pagine:192
Copertina:Brossura filo refe.
Lingue:Italiano

Author Informations

NomeBruno Zanzottera e Elena Dak
Paese Italia

Biografia

Elena Dak
Elena “Dak”, ( Dacome all’anagrafe ), guida sahariana e scrittrice, nasce a Venezia nel 1970 e lavora per molti anni come guida in Africa, Medio Oriente e Asia Centrale. Ha un profondo interesse per il mondo pastorale nomade ed è laureata in Conservazione dei beni culturali con indirizzo antropologico presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. In corso, la laurea magistrale alla Bicocca in scienze antropologiche. Oltre a Io cammino con i nomadi (Corbaccio, 2016), è autrice di La carovana del sale (Corbaccio, 2007) e Sana’a e la notte ( Poiesis editore, 2019). Collabora con la rivista Africa ed Erodoto108. Ha tenuto in ottobre 2018 un Ted Talk a Milano.

Bruno Zanzottera

Nato a Monza l’11/12/1957. Residente a Osnago (Lc). Fotoreporter, video-reporter, giornalista.

Nel 1979, compie il suo primo viaggio africano a bordo di una vetusta Peugeot 404 che lo porterà, attraverso il Sahara, sulle sponde dell’Oceano Atlantico. Inizia così la sua avventura di reporter impegnato a raccontare storie di gente da tutto il mondo.

Fotografo professionista da oltre 30 anni. E’ specializzato in reportage sociali, culturali, etnografici e geografici. L’Africa è il suo più importante luogo d’azione, dove ha realizzato molti dei suoi lavori.

Nel corso della sua carriera ha pubblicato innumerevoli reportage foto-giornalistici sulle principali riviste di tutto il mondo. Tra queste: National Geographic, GEO France, GEO International, GEO Italia, Airone, Le Figaro Magazine, VSD, Internazionale, D-La Repubblica, Sette, Corriere della Sera, Meridiani, Panorama, Panorama Travel, Focus, Focus Storia, OGGI, Rolling Stone, ELLE, Spiegel, Brigitte, Days Japan, La Vie, Pèlerin, Sunday Times.

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